Agrinsieme

19 Settembre 2016 in Politiche agricole

Fronte comune dei Paesi Sud europei per una revisione della Pac ed una politica commerciale europea che guardi agli interessi delle imprese

Iniziativa del coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci per trovare una posizione forte e condivisa per orientare le scelte di Bruxelles
L’agricoltura, ed il particolare i produttori del sud Europa, hanno bisogno di fare un passo avanti nell’agenda economica dell’UE dei prossimi anni, per produrre di più ed in modo più sostenibile, e per aumentare la competitività dei nostri agricoltori e cooperative. Muove da qui la proposta di Agrinsieme dal primo meeeting dei Paesi del sud Europa che si e’ tenuto oggi a Roma e che ha visto protagoniste le organizzazioni agricole e della cooperazione agricola dei cinque Paesi del Sud Europa (Francia, Grecia e Portogallo), che rappresentano il 45%, quasi la metà, della produzione agricola e dei pagamenti della Pac dell’UE28.  
E’ indubbio -secondo Agrinsieme- che l’attuale quadro di riferimento stia mostrando molte fragilità: l’evoluzione delle varie filiere produttive è caratterizzata da forte instabilità di mercato che sta determinando una riduzione dei prezzi e ad un freno alla redditività agricola, già strutturalmente inferiore, specie nell’Europa meridionale, rispetto agli altri settori produttivi.
A tre anni dall’avvio operativo della riforma, l’impianto complessivo delle misure europee si sta dimostrando poco adeguato a rispondere alle profonde trasformazioni del mercato globale, non riuscendo a difendere i redditi dei produttori agricoli.
Di fronte a questa situazione la Pac (Politica agricola comune) -sottolinea Agrinsieme- sta mostrando scarsa capacità di risposta e di prospettiva strategica.
La riforma avrebbe dovuto favorire una “crescita intelligente” oltre che sostenibile ed inclusiva, ma non sembra riesca a incentivare e promuovere la diffusione di innovazioni tecnologiche, organizzative e commerciali.
La Pac -continua Agrinsieme-  denota tutti i suoi limiti nel raggiungimento degli obiettivi iniziali. Questi limiti si manifestano in modo diverso in tutta l’Unione europea e spesso più gravemente quando si tratta dei sistemi produttivi dell’agricoltura del Sud Europa.
Essenziale – è poi emerso e stato condiviso oggi - un approccio alla politica commerciale europea che miri ad una maggiore tutela degli interessi difensivi e offensivi dei Paesi del sud Europa. Vanno eliminate le barriere, specie quelle non tariffarie, che limitano il  nostro export, evitando l’import di prodotti che possono costituire una minaccia sanitaria e fitosanitaria e soprattutto valutando preventivamente e con accuratezza gli effetti degli accordi commerciali negoziati dalla UE coni Paesi terzi che devono sempre basarsi su una effettiva reciprocità delle regole e garantire un approccio win win, ovvero di mutuo vantaggio.
 

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