AGROALIMENTARE, AUDIZIONE DI GIANSANTI ALLA CAMERA

24 Luglio 2018 in Politiche agricole

“GLI AGRICOLTORI NON POSSONO PAGARE IL CONTO DELLA BREXIT. SI’ AL CETA ED AI VOUCHER. GUERRA DEI DAZI ANCHE SULLE OLIVE SPAGNOLE”


 

“Siamo favorevoli ad una soft Brexit, limitando il più possibile i cambiamenti nei rapporti commerciali tra Unione europea e Regno Unito, ovvero cercando di creare un’area di libero scambio regolamentata. Il Regno Unito rappresenta, per l’agroalimentare europeo, un importante mercato di sbocco (per l’Italia in particolare per i settori vitivinicolo, risicolo ed ortofrutticolo) e contemporaneamente l’Unione Europea rappresenta un fornitore di rilievo per UK. Abbiamo proposto di prevedere un budget di sostegno per i prodotti agricoli, da utilizzare nei primi anni di applicazione della Brexit in caso di possibili crisi settoriali”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, nel corso dell’audizione in Commissione Agricoltura della Camera sui problemi del settore agroalimentare.

 

Audizione a tutto tondo quella di Giansanti a Montecitorio, che ha affrontato anche il tema delle guerre commerciali dei dazi che preoccupa notevolmente Confagricoltura. “Nell’era della globalizzazione ogni mossa sullo scacchiere mondiale condiziona le economie di molti Paesi – ha osservato -. La guerra dei dazi tra Stati Uniti, Cina, Unione europea  rischia di avere ripercussioni pesanti anche sul mercato comunitario e in particolare sull’agricoltura”.

 

Proprio oggi – ha poi ricordato – è prevista l’applicazione in via definitiva dei dazi USA sulle importazioni di olive da tavola dalla Spagna, che potrebbero essere estesi a tutti i prodotti destinati al mercato americano, che ricevono i sostegni della politica agricola comune. “Non sono in gioco solo le esportazioni spagnole, perché è stato chiamato direttamente in causa il modello su cui poggia la Pac”.

 

Altro tema caldo è quello degli accordi di libero scambio dell’Unione Europea. Il presidente di Confagricoltura ha confermato, nell’audizione parlamentare, l’assenso ai due accordi di attualità, il CETA tra la UE ed il Canada ed il JEFTA con il Giappone: “Rappresentano interessanti opportunità per le imprese italiane con l’azzeramento delle linee tariffarie tra l’85 ed il 92%, la tutela dei prodotti italiani a denominazione di maggior valore (90% del valore dell’export italiano verso il mondo dei prodotti agroalimentari con denominazione), l’armonizzazione delle normative e l’aumento della possibilità di dialogo costruttivo tra le parti”.

 

Venendo al tema della riforma della politica agricola comune che si è avviato a  Bruxelles, il rappresentante dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ha espresso valutazioni totalmente negative sulle proposte della Commissione degli tagli al bilancio agricolo ed al ‘plafonamento’ dei fondi comunitari alle aziende di maggiore dimensione. “La Commissione – ha dichiarato - in pratica vuole far pagare agli agricoltori  le conseguenze della Brexit. Per l’agricoltura italiana, in particolare, propone una riduzione nell’ordine di 2,7 miliardi di euro a prezzi correnti sull’intero periodo di programmazione settennale.  Limitare i fondi alle imprese più strutturate che producono per il mercato, che assumono più manodopera, che sono più aperte alle innovazioni, è inaccettabile e controproducente”. “Le scelte europee per la nuova programmazione pluriennale 2021-2027 saranno fondamentali per il rilancio della competitività, dando spazi a innovazioni tecnologiche e miglioramenti strutturali”.

 

Riguardo al decreto dignità, Massimiliano Giansanti ha toccato due temi. Il primo riguarda il divieto di pagamento in contanti delle retribuzioni, che crea rilevanti problemi operativi ai datori di lavoro agricolo  che utilizzano ancora in modo abbastanza diffuso il contante, anche in ragione di alcune caratteristiche precipue del lavoro agricolo (stagionalità, discontinuità, etc.) e della composizione della platea dei lavoratori, ove l’incidenza di stranieri (che in gran parte non hanno conti in banca e Iban) è piuttosto elevata. 

 

Quindi si è soffermato sui voucher, strumento di cui gli agricoltori non hanno mai abusato, che ha permesso di far  svolgere prestazioni lavorative, come la raccolta della frutta, a determinate categorie di lavoratori (pensionati, studenti).

 

“I voucher – ha concluso il presidente di Confagricoltura - non sono, né possono essere, un sistema per aggirare le norme in materia di lavoro subordinato, ma sono solo uno strumento aggiuntivo in mano alle imprese agricole per gestire, in limitate ipotesi, situazioni che non rientrano negli schemi tipici del lavoro dipendente, bensì di quello occasionale ed accessorio”.

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