Agroenergie

5 Maggio 2014 in Politiche agricole

Vanno radicalmente riviste le norme del decreto competitività che mettono in ginocchio le aziende agricole e zootecniche e l'indotto

“Le misure restrittive sul settore delle agroenergie del ‘decreto competitività’ (n.66/2014) vanno soppresse o comunque radicalmente riviste, perché compromettono l’attività di produzione energetica e coinvolgono pesantemente anche quelle agricola e zootecnica a cui sono connesse”. Lo sottolinea Agrinsieme (il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle cooperative) che sollecita un immediato cambiamento di rotta. “La tassazione su base imponibile del 25% già a partire dal periodo d'imposta 2014 penalizza irrimediabilmente – sottolinea Agrinsieme -  gran parte della green economy agricola pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere sul fotovoltaico, le biomasse ed il biogas; vanifica pure le prospettive future di sviluppo di energia termica da biomasse e del biometano da parte delle imprese agricole. Non si tiene conto che si tratta di attività profondamente collegate a quelle agricole, che permettono di utilizzare sottoprodotti,  residui e rifiuti, con benefici anche per l’ambiente”.  “Se non si interviene rapidamente  le imprese agricole con impianti già in esercizio, colpite dalle nuove disposizioni, chiuderanno le loro attività con riflessi su occupazione, economia ed ambiente”, prosegue il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle cooperative. Oltre tutto si tratta di un provvedimento di poco successivo a quello denominato ‘Destinazione Italia’, che ha eliminato i prezzi minimi garantiti sulla vendita dell’energia ed ha introdotto la rimodulazione al ribasso degli incentivi. “Tutto ciò – osserva Agrinsieme - sta avvenendo mentre l’Unione Europea ha fissato, per le rinnovabili, precisi obiettivi da raggiungere entro il 2020 e sta già programmando i nuovi al 2030, convinta che questa sia l’unica strada percorribile per contrastare i cambiamenti climatici”. “Le imprese agricole italiane – rimarca il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza nazionale delle cooperative - si sono fidate di un contratto siglato con lo Stato ed hanno investito in modo convinto sulla green economy. Più di 1.200 MW di biogas e biomasse installati nel solo settore agricolo, almeno 2.700 MW di impianti fotovoltaici installati in agricoltura. Un investimento di circa 6,8 mln ogni MW installato per gli impianti a biogas e biomasse (quasi 8 miliardi complessivi); circa 13 miliardi nel settore del fotovoltaico agricolo. Nel solo settore del biogas gli addetti impiegati stabilmente sono più di 10 mila, senza contare l’indotto generato nel settore industriale e della meccanica agraria”.  "Chiediamo al governo – conclude Agrinsieme – di ripensare questa misura troppo penalizzante e siamo certi che il ministro Martina saprà comprendere le ragioni di questa richiesta. Senza stabilità e certezze per le aziende, nel nostro Paese sarà sempre più difficile programmare investimenti nella green economy”.

Powered by:bizConsulting