Ecomondo

11 Novembre 2016 in Politiche agricole

Guidi: "Proponiamo un meccanismo di incentivazione ai produttori agricoli in base alla percentuale di riduzione delle emissioni"

“L'agricoltura ha già raggiunto, con un anticipo di alcuni anni, gli obiettivi fissati al 2020 per la riduzione dei gas climalteranti (metano e CO2) ed ha quasi raggiunto quelli relativi alla diminuzione dell'ammoniaca. Per proseguire in questa direzione occorre prevedere un sostegno adeguato alle imprese, sia in termini di finanziamento delle misure da realizzare (ed in tal senso sono troppe le carenze dei PSR), sia su informazione, formazione e consulenza. Per quanto riguarda i costi di attuazione delle misure si potrebbe anche prevedere un meccanismo di incentivazione in base alla percentuale di riduzione delle emissioni”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo al convegno promosso dalla sua Organizzazione alla Fiera di Rimini (nell’ambito di Ecomondo) su ‘Riduzione delle emissioni al 2030: le sfide del settore agricolo e zootecnico’.
 
“La ricerca e l’innovazione sono strumenti indispensabili per individuare le migliori soluzioni – ha aggiunto Mario Guidi -. Soprattutto nelle regioni padane occorre lavorare sui Gruppi operativi (misura 16 dei PSR) per sperimentare le diverse buone pratiche indicate nelle linee guida o individuarne di nuove. Ma soprattutto è indispensabile che l'Unione europea stabilisca, in modo razionale, i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 per l'ammoniaca, dove attualmente il Consiglio ed il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio, prevedendo una riduzione del 16%”.
 
“Invece  la proposta europea per l’Italia di diminuire le emissioni dei gas serra  rispetto alla media degli anni 2016-2018 appare estremamente penalizzante – ha commentato il presidente di Confagricoltura -. Si chiede uno sforzo suppletivo di riduzione delle emissioni del 33% che non tiene conto dei risultati già raggiunti. Ciò punisce invece di premiare paesi come l’Italia e produttori come gli allevatori italiani che hanno già posto in essere comportamenti virtuosi (rispetto ad altri paesi e produttori rimasti inerti), raggiungendo l’obiettivo di diminuzione delle emissioni del 13% al 2020”.
 
Guidi  ha ricordato i risultati dello studio del CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali) sui costi di applicazione delle linee guida relative alla riduzione delle emissioni del bacino padano per quanto riguarda l'ammoniaca. “Occorre puntare soprattutto su soluzioni gestionali ed organizzative degli allevamenti, evitando di richiedere interventi strutturali che risulterebbero antieconomici. Fermo restando che le azioni da porre in essere per ottenere la riduzione delle emissioni in agricoltura devono essere sinergiche e coordinate a livello interregionale”.
 
Quindi ha posto in evidenza come la zootecnia sia un asset fondamentale della nostra agricoltura, non solo in termini di reddito per il settore agricolo ed agroalimentare, ma anche per il valore sociale, occupazionale e di presidio del territorio. “Circa un terzo della produzione agricola nazionale,  cioè 17 miliardi di euro su 50, è costituito da prodotti derivanti dagli allevamenti animali”.
 
Ad avviso di Mario Guidi “vanno preservate  le filiere zootecniche che negli ultimi anni hanno mostrato segnali di ridimensionamento,  dovuti alla accentuata volatilità dei mercati, nonché ai cambiamenti degli stili alimentari dei consumatori. Una crisi della domanda interna, acuita da campagne denigratorie sugli allevamenti. Senza contare poi gli interventi allarmistici di alcune istituzioni sulla salubrità dei prodotti zootecnici che hanno creato ingiustificati problemi al settore”.
 
“A fronte delle opportunità  che si profilano per il settore agricolo,  per rendere le produzioni sempre più sostenibili dal punto di vista ambientale, occorre definire – ha concluso il presidente di Confagricoltura – un quadro normativo di sostegno, per superare le criticità provocate dall’applicazione di normative sempre più vincolanti e che richiedono notevoli impegni economici ed organizzativi da parte delle imprese”

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