La nuova Pac per il rilancio dell’agroalimentare e per la crescita del Paese

19 Luglio 2013 in Politiche agricole

Agrinsieme illustra al Ministro dell’Agricoltura De Girolamo e agli assessori regionali il decalogo per non sprecare le opportunità offerte dalla nuova Politica Agricola Comune (Pac) 2014-2020

La nuova Pac è un’occasione da non sprecare e deve rappresentare un momento di rilancio dell’agroalimentare “made in Italy” per la crescita del Paese. I circa 52 miliardi di euro di spesa per l’agricoltura italiana possono generare nel periodo 2014-2020 un valore aggiunto di circa 1750 miliardi di euro (250 miliardi l’anno) tra fase produttiva primaria e attività collegate a monte e a valle, poco meno del 20 per cento del Pil. Risorse in grado di valorizzare il ruolo del made in Italy, creando occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su giovani e donne e rafforzando imprese e filiere. È quanto affermato oggi a Roma dalle organizzazioni agricole e cooperative riunite in Agrinsieme che hanno presentato al Ministro delle Politiche agricole Nunzia Di Girolamo e agli assessori regionali all’Agricoltura un documento di proposte che, in dieci punti chiave, indica la strada per garantire un futuro di certezze e di sviluppo.

Con questa iniziativa Agrinsieme si candida ufficialmente come soggetto di rappresentanza del mondo agricolo ed agroalimentare italiano aperto ad un confronto politico con le amministrazioni centrali e regionali.
I dieci punti indicati da Agrinsieme sono:

  • promuovere un partenariato tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;
  • porre come linee prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione delle filiere e gli investimenti produttivi;
  • promuovere sul territorio come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;
  • prevedere sottoprogrammi per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti diretti specifici;
  • promuovere sottoprogrammi per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione.
  • superare la logica “monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne.
  • far coesistere programmi nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi
  • semplificare la burocrazia mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il territorio nazionale;
  • attivare tutte le scelte della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa pubblica;
  • partire dalla PAC per riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e regolazione dei mercati (I costi delle inefficienze delle filiere agroalimentari nazionali assommano a due-tre volte i pagamenti diretti della PAC).
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    La Politica Agricola Comune in cifre
     
    • 35-40%: la quota del bilancio comunitario complessivo destinata alla PAC
    • 500 milioni: i cittadini europei ai quali l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno
    • 50%: la quota del territorio europeo e nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)
    • 12 milioni: gli agricoltori e le aziende agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare
    • 500 milioni di euro: le risorse che potranno essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.
    • 6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese
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