La Sardegna cambia rotta. Il nuovo Governatore è Francesco Pigliaru

17 Febbraio 2014 in Politiche agricole

Di Leyla Manunza

Una campagna elettorale sofferta, dai tempi stretti e dall’esito per niente scontato.L’incertezza si è dissipata verso le 17.00 quando, prima dei risultati definitivi e uno scrutino giunto con lentezza a metà delle sezioni, il candidato del centrosinistra Francesco Pigliaru su facebook ha ringraziato tutti e ha raccontato di aver ricevuto la telefonata di congratulazioni del presidente uscente Cappellacci e di Matteo Renzi che ha parlato di grande vittoria. Poco più tardi ha raggiunto con moglie e figli il quartier generale del Pd nella sede di Via Bottego a Cagliari dove attorniato dai giornalisti ha dichiarato che gli ultimi cinque anni sono stati difficilissimi per la Sardegna e che ha intenzione di mantenere le promesse dotandosi di una squadra adeguata alla sfida. Non ha risparmiato qualche frecciata al vetriolo al candidato uscente etichettando le proposte di quella parte come irricevibili e le zone franche improponibili. Sarà dunque l’economista sassarese a guidare la Sardegna nella prossima legislatura. Un deciso cambio di rotta che potrebbe contentare non solo i sostenitori più convinti ma anche chi ieri non si è presentato alle urnecomplice la bella giornata di sole o la più probabile dilagante disaffezione alla politica.Solo poco più della metà dei sardi harisposto alla chiamata al voto mentre in molti hanno optato per l’astensionismo che ha raggiunto il 15% in più rispetto alle precedenti regionali del 2009, inequivocabile segnale di un malessere diffuso e di una sfiducia nella classe che ci governa.Cosa sarà capace di fare il professore per far ripartire l’isola se lo chiedono in tanti.Il pro rettore dell’università di Cagliari che vanta prestigiose esperienze accademiche all’estero, dall’ateneo britannico di Cambridge all’università di Berkeley in California, suscita grandi aspettative..Lo slogan usato in campagna elettorale “ora cominciamo il domani” sembra efficace come è lunga la lista delle priorità da inserire nell’agenda politica e cavalcare in tempi rapidi.“L’agricoltura si conferma strategica per il rilancio economico dell’isola, per questo è necessario puntare su un’azione programmatica non estemporanea, capace di guardare, in una prospettiva d’insieme, alle diverse esigenze dei singoli comparti dell’agricoltura sarda. Visione lungimirante - dichiara la presidente di Confagricoltura Sardegna Elisabetta Falchi - da tempo carente nella nostra regione. Non è più tollerabile l’improvvisazione che ci ha portato spesso ad annaspare per inseguire le emergenze anziché prevenirle. Esempi eclatanti sono rappresentati dalla Peste Suina e dalla Lingua Blu che hanno messo in ginocchio numerose realtà produttive quando con un’azione corretta, si sarebbero potuti limitare gli effetti.È poi indispensabile la stabilità nella responsabilità politica. Il cambio di tre assessori regionali all’Agricoltura in soli cinque anni di certo non ha aiutato a creare continuità. Se vogliamo davvero garantire un futuro alle imprese sarde, dobbiamo renderle competitive, fattore critico di successo per ottenere la crescita economica e accompagnarle nel mercato globale.Oggi l’agricoltura va declinata in modi diversi, oltre a produrre la materia prima, è indispensabile la capacità di trasformarla ed esportarla. Dovremmo andare incontro alle esigenze che provengono dai bayers, migliorando la già eccellente qualità delle nostre produzioni tipiche e adeguandola alla domanda. Negli ultimi due anni l’isola ha aumentato le esportazioni soprattutto del lattiero caseario, ora è arrivato il momento di creare un brand unico Sardegna da far confluire in un marchio delle eccellenze Made in Italy capace di accorpare tutte le specificità regionali. La sfida in cui credo il prossimo governatore dovrebbe cimentarsi - prosegue la presidente di Confagricoltura Falchi - è portare la Sardegna nel mondo esportando le tipicità del territorio, veicolando i valori immateriali che fanno parte della nostra cultura come la storia millenaria e i sapori a forte carattere identitario che i nostri prodotti raccontano e rendere più attrattiva e competitiva la nostra isola come meta turistica.Ancora non si è compreso che non esiste una ricetta univoca che possa adattarsi indistintamente a tutti i comparti perché ciascuno presenta prerogative che necessitano di una formula calibrata sulle diverse realtà. Solo così si può garantire la competitività, la crescita e la creazione di nuove opportunità occupazionali. Azioni mirate di promozione e di internazionalizzazione per guadagnarsi nuove fette di un mercato. In particolare non possiamo più rinviare la risoluzione di alcuni problemi annosi come la stretta creditizia, le diseconomie prodotte dall’insularità e i lacciuoli generati dalla burocrazia.Il credito in agricoltura.La congiuntura economica e l’imponente restrizione del credito operato dalla banche mettono a rischio la tenuta delle imprese agricole. Occorre realizzare, non solo sulla carta, accordi tra la Giunta Regionale e gli Istituti di Credito per facilitare l’apertura al credito.La semplificazione burocratica. La macchina farraginosa della burocrazia paralizza tutti i settori economici. Non è pensabile che un imprenditore agricolo sia costretto a “spendere” in media 100 giorni all’anno per ottemperare alle incombenze della P.A. Bisogna snellire le procedure e facilitare gli adempimenti abbattendo il numero delle autorizzazioni ed eliminando le sovrapposizioni tra i livelli amministrativi. Le lentezze e le inefficienze delle pubblica amministrazione, in particolare nella nostra regione, rappresentano un freno per ogni progetto di sviluppo.La sburocratizzazione passa anche attraverso la rivisitazione delle agenzie regionali che dovrebbero meglio coordinarsi e raccordarsi con l’assessorato per evitare pericolose sovrapposizioni che creano un inutile dispendio di energia.L’insularitàDobbiamo essere in grado di trasformare le diseconomie prodotte dall’insularità in opportunità.La Sardegna con il necessario riconoscimento dell’insularità quale svantaggio naturale, dovrebbe ottenere l’abbattimento dei costi di produzione per carburanti, trasporti ed energia attraverso la defiscalizzazione dei costi sostenuti delle imprese agricole. Non è più procrastinabile l’ottenimento di una vera continuità territoriale delle merci oltre che dei passeggeri.Su questi tre punti si gioca l’importante partita per il futuro la nostra agricoltura - conclude Elisabetta Falchi - che siamo certi si potrà vincere”.

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