Maltempo, Confagricoltura: “Un’estate a due facce che ha messo in crisi l’agricoltura"

5 Settembre 2018 in Politiche agricole

Ancora danni nel primo fine settimana di settembre

Un’estate imprevedibile, a due facce: caldo afoso e repentini rovesci, spesso accompagnati da raffiche di vento e grandine che hanno colpito il territorio nazionale e l’agricoltura con danni diretti alle infrastrutture ed alle colture; ad essi poi sono seguiti gli attacchi dei patogeni, determinati da abbondante acqua e umidità, agli impianti delle coltivazioni, come nel caso dei vigneti e dei frutteti. Lo sottolinea Confagricoltura che, con i suoi tecnici, sta verificando le conseguenze nelle aziende associate dell’ondata di maltempo che ancora persiste.

 

“I danni al settore primario – osserva Confagricoltura - sono consistenti perché piogge, grandine e trombe d’aria, hanno colpito seriamente, e in alcuni casi irrimediabilmente, colture in campo, prossime alla raccolta come nel caso dell’uva (da tavola e da vino) e della frutta”.

 

“L’allarme meteo – prosegue Confagricoltura - è proseguito pure nel primo fine settimana di settembre ed ha interessato diverse regioni centro settentrionali, tra cui Toscana, Marche, e soprattutto Veneto. In particolare la zona di Verona è stata colpita da un vero e proprio nubifragio che è degenerato in un'alluvione lampo. Tra Pedemonte e Santa Maria di Negrar, sono caduti fino a 170mm di pioggia. Il nubifragio ha colpito le vigne della Valpolicella e del Soave. Ma oltre alle vigne, anche i frutteti sono stati danneggiati dalla grandine che sabato è caduta insieme all'acqua. A rischio anche l’Amarone”.

 

Il susseguirsi degli eventi calamitosi, che ha prodotto forti danni all’agricoltura, si è aperto a Moena in Trentino con un evento meteorologico che – fa presente l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - non si vedeva da 80 anni: in poco meno di due ore sono caduti circa 130 millimetri di pioggia.

 

E poi a partire da metà agosto nel Lazio – prosegue l’Organizzazione - intere coltivazioni sono state danneggiate da nubifragi, vento e in alcuni casi da grandine, con particolare riferimento al frusinate, al viterbese ed a Latina su vigneti, ortaggi, oliveti e serre; nella zona dei Monti Cimini e di Caprarola, poi si registrano danni ingenti anche per la corilicoltura, con perdite che, secondo prime stime, superano addirittura il 50% della produzione.

 

Una situazione simile si è avuta nelle isole. In particolare, in Sardegna, a essere pesantemente colpite sono state le produzioni di uva, di frutta pronta per la raccolta, di pomodoro da industria, di carciofo e di altre colture ortofrutticole.

 

In Campania perdite totali di ortaggi in pieno campo, danni ai frutteti con grandinate e forti raffiche di vento  che hanno abbattuto i filari di meleti e pescheti. Problemi pure per tabacco e nocciole.

 

A fine agosto, a Rodi Garganico, in Puglia, sono caduti in circa 2 ore 159 millimetri di pioggia, di cui la metà in circa 20 minuti. Piogge torrenziali e forti raffiche di vento accompagnate da grandine con chicchi di grosse dimensioni hanno coinvolto un’area molto ampia con forti danni agli olivi (le olive sono state spazzate via dagli alberi), agli agrumi, già duramente danneggiati dalle gelate di febbraio e marzo scorsi, al pomodoro, in cui si è riscontrato  un abbassamento della produzione media, all’uva da tavola con la perdita del 30% della produzione, ed agli ortaggi in pieno campo. Sempre nel foggiano è stato colpito duramente il distretto del pomodoro, con il crollo della raccolta e difficoltà quindi a rispettare gli impegni contrattuali con l’industria di trasformazione.

 

Situazione difficile per diversi giorni, in agosto, anche nelle altre province pugliesi con danni rilevanti all’uva da tavola e da vino ed agli uliveti. Ad avere la peggio nel leccese è stata la vite, nel periodo più delicato di formazione dei grappoli e nella zona più significativa per il comparto in questo momento, e dunque Leverano, Guagnano, Copertino, la zona del Doc e del Salice. Danneggiate le uve a bacca rossa, Negramaro e Primitivo. Nel tarantino in alcune zone si sono avuti perdite della produzione olivicola per almeno il 50%.

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