Una nuova legge per il commercio del riso è necessaria

24 Luglio 2014 in Politiche agricole

Ma deve valorizzare le varietà tipiche, la qualità e l'origine italiana

Carnaroli, Arborio, Volano, Vialone Nano, Baldo, Roma, Sant’Andrea, Ribe, Thaibonnet, e tanti altri nomi che hanno fatto la storia e la fortuna della risicoltura italiana negli ultimi 60 anni: sono queste le varietà di riso di cui la nuova legge per il commercio interno dovrà disciplinare e tutelare sul mercato italiano. Lo segnala Confagricoltura ricordando che è tutt’ora in corso tra le organizzazioni della filiera un intenso dibattito sulla riforma della legge n. 325 del 1958.
 
“Un processo lungo e non scontato che necessita di tempo per valutare adeguatamente tutte le conseguenze che le scelte tecniche possono avere sugli equilibri di mercato – commenta Giuseppe Ferraris, presidente della Federazione nazionale risicoltura di Confagricoltura –. Non è facile sostituire una legge quadro che da quasi sessant’anni regola il mercato e la vendita del riso al consumatore, ma nel tempo sono emerse nuove esigenze e opportunità, per i risicoltori e per l’industria risiera. Su molti aspetti si è trovato un accordo, ma ci sono ancora alcuni complessi nodi da sciogliere. In particolare sulla disciplina delle denominazioni di vendita delle varietà tipiche dei risi lunghi italiani, dal Carnaroli all’Arborio, al Ribe, al Roma, tanto per citarne alcune tra quelle più presenti sulle confezioni in commercio”.

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